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Dambe-So-Casa-della-dignità-

Nasce in Calabria il primo ostello solidale italiano: un’alternativa abitativa ai ghetti per i lavoratori braccianti della piana di Gioia Tauro.

In linguaggio bambarà si chiama Dambe-So, “Casa della dignità” ed è un progetto che vede protagonisti i braccianti africani che lavorano nei campi per la raccolta degli agrumi. Per molti anni, circa 2000 lavoratori stagionali hanno vissuto in baracche improvvisate spesso diventate trappole mortali a causa dei fuochi accesi per combattere il freddo. Subito dopo la stagione della raccolta, molti hanno deciso di restare per sopravvivere con piccoli lavori sottopagati. Non si può dire che si trovino in una terra ospitale, ma non hanno scelta, e spesso non hanno neanche i documenti in regola.

Dei braccianti africani si è parlato spesso fin dal 2010, quando sono stati vittime del razzismo della parte più violenta della popolazione locale. Si è parlato di loro, ma non si è parlato con loro per capire quali fossero le aspettative e i sogni che nutrivano. Nel frattempo, molti sono morti per l’impossibilità di curarsi, per gli incidenti nei campi e per le condizioni estreme di vita nelle baracche.

Si è lasciato spazio allo sfruttamento lavorativo gestito da imprenditori spietati con l’aiuto di africani che reclutavano i lavoratori della propria etnia. Ogni bracciante riceveva circa due euro l’ora per lavorare dieci ore di seguito senza nessuna interruzione. A questo misero salario si doveva sottrarre la tangente che il bracciante avrebbe dovuto pagare all’intermediario.

La giustizia italiana è riuscita a visibilizzare questo sistema che sfruttava le condizioni di povertà e disagio dei braccianti e la loro condizione di clandestinità. La verità emersa dalle indagini e dai processi ancora in corso ha attivato una parte dell’opinione pubblica italiana: si è diffusa l’indignazione per quei prodotti alimentari macchiati di illegalità che arrivavano nei supermercati e nelle tavole dei consumatori.

E così, africani e italiani hanno iniziato a promuovere una nuova visione della cultura contadina, basata sul rispetto delle terra e dei diritti umani. L’associazione SOS Rosarno e la cooperativa Mani e Terra hanno costruito un rapporto diretto fra produttore e consumatore con una produzione biologica che rispetta la dignità del lavoro. Vogliono trasmettere una nuova narrazione del mondo contadino, distante dal consumismo e dalla globalizzazione e per una vita giusta, equa e dignitosa. Dambe-so, iniziativa dell’Associazione Mediterranean Hope/Fcei, nasce all’interno di questa visione di economia circolare e sostenibile.

L’ostello si trova nel quartiere di Era Nova e dista 50 metri dalla prima spiaggia libera. È vicinissimo alle più rinomate località balneari della Calabria (Scilla, Palmi, Tropea).  Quel quartiere ha conosciuto una storia drammatica di lotte sociali: i contadini sono stati sfruttati e allontanati dalla loro terra con il miraggio di investimenti industriali mai realizzati. Per ricordare alcuni protagonisti delle lotte sindacali, la Mediterranean Hope ha realizzato un giardino della memoria dove si ricorda, tra gli altri, Giuditta Levato, un’esponente del partito comunista italiano. Giuditta fu promotrice e guida delle battaglie contro i latifondisti provocate dalla riforma agraria del 1944.

Fu uccisa a 31 anni nel corso di una protesta contadina. Si può dire che nel luogo per eccellenza delle speranze fallite si è verificata una nemesi storica senza precedenti. Gli appartamenti, dai due a quattro posti, ristrutturati e arredati, sono composti da una o due camere, cucina, soggiorno, bagno privato e balcone. Vengono assegnati con dei requisiti minimi ai braccianti africani che ne fanno richiesta.

Una parte dell’ostello è riservato al turismo solidale: si possono visitare i progetti solidali e sostenere le reti dei piccoli produttori calabresi, oltre che partecipare ai numerosi eventi organizzati per sostenere l’ostello. Fra questi eventi spicca il festival cinematografico “Fuori dal ghetto”, che si svolgerà dal 14 al 16 ottobre con una giuria composta dai lavoratori stagionali. Il Festival, promosso anche dal regista e attivista Ken Loach, presenterà cortometraggi sul tema del lavoro con racconti di vita dei braccianti. (Le opere devono essere inviate all’indirizzo email fuoridalghetto2022@gmail.com entro il 10 settembre 2022).

Il successo dell’ostello ha evidenziato come lo sfruttamento del lavoro può essere combattuto con politiche attive come quella abitativa, e incidendo sulle cause strutturali del disagio come l’attività predatoria delle grandi catene alimentari di produzione e distribuzione.

Purtroppo, l’ambiguità delle istituzioni politiche e di una parte della società civile fa prevalere ancora misure di emergenza: lo stato italiano e le istituzioni locali stanno progettando la costruzione di moduli abitativi collocati in aree marginali del paese. Una soluzione che apre molti dubbi, sia per l’enorme dispendio di denaro pubblico, sia perché va contro la logica di un’integrazione territoriale. Si tratta di un ulteriore carcere, un luogo di reclusione come tutti quelli che hanno ospitato i migranti dal momento del loro approdo in Italia (i centri di accoglienza, i centri di permanenza, le navi quarantena).

Un nuovo ghetto, staccato dal contesto sociale di riferimento, resterà pur sempre un ghetto anche se non è più fatto di baracche; replicherà inevitabilmente la logica del “noi” e del “loro”, appagherà soltanto un desiderio politico di protezione identitaria. La logica di un apartheid dolce costruirà nuovi muri del distacco e dell’indifferenza dove si celebrerà il fallimento dello stato e della società civile.

Ma il progetto della Casa della dignità ha già un programma di espansione per i prossimi anni, con l’apertura di nuovi sedi e con il coinvolgimento della rete delle Chiese protestanti italiane, svizzere e tedesche. La logica non è quella dell’assistenza ma della mutualità. Il lavoratore contribuisce con una piccola quota alle spese dell’ostello ma ha finalmente una casa dignitosa, un indirizzo anagrafico da usare per il suo permesso di soggiorno e uno spazio di vita che si trova dentro la città, fuori dalla logica di controllo degli accampamenti, delle tende o dei moduli abitativi.

Dambe-so è aperta a tutti. Il soggiorno è gratuito, sono gradite donazioni che contribuiranno alla sostenibilità dell’ostello.
Per informazioni: mediterraneanhope