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Il Teatro come dolore e liberazione; questo è il titolo dell’attesissimo convegno nazionale sulla teatroterapia che si svolgerà a Roma il 13 maggio prossimo (info e prenotazioni. www.teatroterapia.it). Organizzato dalla Federaziona Italiana Teatroterapia e giunto alla sua quattordicesima edizione, il convegno sarà diretto da Walter Orioli insieme ai fondatori storici della Federazione.

L’iniziativa vede il partenariato della Cattedra di progettazione scenica dell’Università La Sapienza di Roma e la collaborazione di numerosi esperti, psicologi, registi e operatori culturali, provenienti da ogni parte d’Italia. Per l’occasione è stato diffuso un manifesto sulla teatroterapia che pubblichiamo integralmente invitando tutti a partecipare.

Il Teatro come dolore e liberazione

Il teatro che vogliamo è quello che accoglie le persone, tutte le persone di ogni colore, cittadinanza, genere perché ogni persona ha qualcosa da dare e da ricevere.

Il teatro che vogliamo è per la liberazione dell’uomo in una società sempre più repressiva, sempre più alienante, frutto di una cieca passione per il progresso tecnologico.

Il teatro che vogliamo riscopre l’unità interiore dell’individuo nei luoghi di frontiera: nei quartieri poveri, nelle carceri, nei centri di riabilitazione, nei centri di accoglienza.

Il teatro che vogliamo vuole liberare tutte le dimensioni della vita umana, affinché ogni individuo possa sviluppare autonomamente la propria personalità.

Il teatro che vogliamo rifiuta l’idea di una società regolata dalle suggestioni, dalla retorica, dal collasso dei valori.

Noi che studiamo ancora i processi teatrali; che ci entusiasmiamo quando i corpi si muovono sulla scena e commuovono i nostri cuori per le loro fragilità, promuoviamo un teatro che stimola un’evoluzione conoscitiva, che metta l’uomo al centro delle proprie azioni.

Il tema di cui si vuole occupare la Teatro terapia in questo convegno è quello del dolore come errore della mente, del modo in cui idee sbagliate e conoscenza sbagliata possono orientare l’individuo verso l’autodistruzione, verso la cancellazione totale del futuro.

Riscoprire l’uomo per quello che è, per quello che prova, e non per il ruolo che è costretto a svolgere in una società che ha fatto della sua complessità, il sistema di repressione. In questa ricerca il dolore indica lo squilibrio della mente e del corpo; l’instabilità rappresenta ancora la speranza di ritrovare la salvezza.