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L’elenco delle false notizie si arricchisce questa settimana degli stipendi d’oro dei dirigenti Rai. In perfetto stile della peggiore retorica populista sono stati pubblicati i salari di direttori e funzionari.

Prossimamente l’indignazione popolare sarà ulteriormente solleticata dalla pubblicazione dei salari di noti presentatori. Qualcuno ha pensato invece all’esercito di precari che da sempre garantisce la sopravvivenza della Rai? Ovviamente no perché questa notizia è un poco scomoda anche per gli stessi grandi giornali che fanno informazione.

Ha ragione Carlo Freccero quando sostiene che il vero scandalo sono tutti questi precari che si avviano a un futuro incerto, senza pensione e senza prospettive. Lavorano da decenni in attesa di un contratto che non arriverà mai senza un sostegno politico.

La Rai non è l’unica azienda fondata sul precariato. Perché nessuno mette in discussione i sistemi usati dai colossi dell’informazione? Cosa si nasconde dietro la definizione di precariato?

Spesso si parla di persone a cui semplicemente non viene riconosciuta la dignità di lavoratore. Perché il mondo dell’informazione, con tutte le sue numerose nuove professionalità create dalla rete, è un universo in cui spesso chi produce veramente lavoro non riceve una remunerazione dignitosa per quello che fa.

Il lavoratore è una sorta di eterno giovane-free-lance sia che abbia venti anni sia che ne abbia quaranta o cinquanta. E così i veri giovani sono in attesa di occupare posti di merito con il miraggio di un riconoscimento economico mentre i finti giovani restano aggrappati a quello che hanno.

Quel poco sufficiente a farli lavorare senza nessuna prospettiva futura. Complessivamente l’elisir di giovinezza non funziona neanche in questa parte di mondo. Si vive di più per vivere peggio. E allora non possiamo stupirci se alcuni giornali sopravvivono soltanto perché applicano pratiche estorsive a servizio di centri occulti (per modo di dire) di potere.

Questo fu il testamento di Umberto Eco nel suo ultimo libro “Numero Zero”.

Perché nessuno parla di questi giornali?